
I malloreddus alla campidanese sono un'esplosione di sapori sardi che conquista tutti i sensi. Gli gnocchetti di semola di grano duro, dalla caratteristica forma rigata che trattiene il sugo, hanno una consistenza piacevolmente gommosa e un colore dorato. Il ragù di salsiccia sarda, speziato e leggermente piccante, avvolge ogni malloreddus con la sua ricca untuosità e il profumo intenso di finocchietto selvatico. Il pecorino sardo grattugiato, salato e aromatico, fonde parzialmente sulla pasta creando piccoli filamenti cremosi. Al taglio della forchetta, si sente il leggero scricchiolio della pasta, seguita dalla morbidezza del sugo e dal finale persistente del formaggio stagionato. Un piatto rustico ed elegante che racconta la terra sarda in ogni boccone.
Conservare i malloreddus cotti in un contenitore ermetico in frigorifero per massimo 2 giorni. Il ragù avanzato può essere congelato in monoporzioni per fino a 3 mesi. I malloreddus secchi (se non fatti in casa) si conservano in dispensa nella confezione originale ben chiusa. Per riscaldare: saltare brevemente in padella con un filo d'acqua o brodo per ravvivare la consistenza, evitando il microonde che renderebbe la pasta gommosa.
1. Per esaltare il sapore, tostare leggermente i malloreddus secchi in padella asciutta prima della cottura in acqua, ottenendo un aroma di cereali tostati. 2. Aggiungere un mestolo di acqua di cottura della pasta al ragù negli ultimi minuti di mantecatura: l'amido renderà la salsa più cremosa e aderente.

Metti nel boccale la semola, l'acqua e il sale. Usa la pala e impasta a velocità media finché non senti che l'impasto si stacca dalle pareti e forma una palla compatta. Dovrebbe essere sodo ma liscio, come la pasta per la sfoglia.
Togli l'impasto dal boccale, formane una palla, avvolgila nella pellicola e lasciala riposare per almeno 30 minuti a temperatura ambiente. Così il glutine si rilassa e sarà più facile stenderlo.
Prendi piccoli pezzi d'impasto e stendili con le mani in cordoncini dello spessore di una matita. Tagliali a tocchetti di circa 1 cm. Poi, con la pressione del pollice su un matterello rigato o sulla grattugia, fai rotolare ogni tocchetto per dargli la caratteristica forma rigata e concava. Spargili su un vassoio infarinato e lasciali asciugare un po' mentre prepari il sugo.
Metti nel boccale le cipolle dorate sbucciate e tagliate a pezzi. Usa la lama e trita finemente, ma senza ridurle in purea. Dovrebbero essere piccoline, così si sciolgono bene nel sugo.
Aggiungi l'olio nel boccale. Usa la pala e fai soffriggere la cipolla a fuoco dolce, finché non diventa traslucida e profumata, senza che prenda colore. Ci vorranno qualche minuto, devi sentire quel profumo dolce che invade la cucina.
Togli la salsiccia dal budello e spezzettala a mano nel boccale. Aumenta un po' la temperatura e fai rosolare la salsiccia con la pala, sfaldandola bene con il mestolo. Devi sentire il profumo del finocchietto selvatico sprigionarsi e la carne diventare dorata.
Aggiungi il pomodoro a pezzi (o passato) e lo zafferano. Mescola bene con la pala, poi lascia cuocere a fuoco basso, con il coperchio leggermente aperto, per almeno 20 minuti. Il sugo deve addensarsi e diventare cremoso, e lo zafferano deve colorare tutto di un bel giallo oro.
In una pentola capiente, porta a bollore abbondante acqua salata. Butta i malloreddus e cuocili finché non vengono a galla e per altri 1-2 minuti. Devono essere al dente, con quella consistenza gommosa che li caratterizza.
Scola i malloreddus direttamente nel sugo di salsiccia nel boccale (o in una padella, se preferisci). Aggiungi una generosa manciata di pecorino sardo grattugiato. Mescola delicatamente a fuoco spento per un minuto, finché il formaggio non si scioglie un po' e crea una cremina sul sugo. Servi subito, con altro pecorino a tavola.